Fonti
rinnovabili, efficienza, risparmio: le proposte di Legambiente
per un’altra politica energetica.
Il 16 febbraio il protocollo di Kyoto
spegnerà la sua prima candelina e anche quest'anno
parte la campagna Cambio di clima, giunta alla sua seconda
edizione.
Legambiente
grida forte "Agire localmente, pensare
globalmente" affinché le problematiche
locali, dall'inquinamento atmosferico all'energia, vengano
sentite di più e, a maggior ragione, come cause
delle problematiche globali.
12
FEBBRAIO 2006
PRIMO BLOCCO DEL TRAFFICO A GUIDONIA
Il Circolo LEGAMBIENTE di GUIDONIA vi aspetta
in pineta (via Roma), nello stand che sarà
protagonista di questo primo appuntamento con
la logica del risanamento ambientale.
Le iniziative in corso sono molteplici:
DALLA
CARTOLINA A MARRAZZO
Caro Presidente,
i cittadini di GUIDONIA le inviano questa cartolina,
per ricordarle che il 2006 si profila
per noi, abitanti del territorio, come un altro
anno di DISCARICA, dopo anni di
promesse non mantenute!
ALL'ALLARME
POLVERI SOTTILI
«Bene
il blocco del traffico, ma
i rischi per l'aria di Guidonia sono rappresentati
anche da altre fonti di inquinamento, come le
cementerie».
...e
tanto altro!
VI
ASPETTIAMO NUMEROSI
Per
nessun tema come l’energia obiettivi ambientali
e di innovazione, di competitività e qualità
dello sviluppo viaggiano assieme. Perché l’energia
rende evidente il profondo intreccio di questioni globali
e locali, di modelli industriali e di costi energetici,
di instabilità e conflitti per il controllo delle
risorse petrolifere e dei prezzi. Al fondo ci sono le
questioni legate a un modello energetico che a livello
mondiale continua a essere incentrato sui combustibili
fossili.
E’
a questi problemi e alle conseguenze dello scenario
in corso che occorre trovare risposta, promuovendo un
modello alternativo che sia capace di disegnare una
prospettiva di sviluppo fondata su risparmio energetico
e su fonti rinnovabili, di rilanciare innovazione e
ricerca per farci uscire dall’economia del petrolio
e costruire un futuro più sicuro, pulito, moderno.
Negli ultimi mesi si è andato diffondendo in
tutto l’occidente un forte allarme per i prezzi
sempre più alti del petrolio: preoccupazioni
più che giustificate, ma che andrebbero inquadrate
in analisi e proposte di respiro, che considerino il
problema energetico nel suo complesso. Che partano,
per esempio, dalla consapevolezza che il mondo è
chiamato ad una transizione energetica epocale, e che
in tale cammino, finora incerto e lentissimo, il “vecchio”
è rappresentato tanto dal petrolio e dal carbone
quanto dalla fissione nucleare.
Dove
sta il “nuovo” allora? Dentro strade tutt’altro
che futuribili: che riducono i consumi e migliorano
l’efficienza energetica nei trasporti, nell’industria,
nel settore residenziale. Basta guardare i 160 Gigawattora
di rinnovabili nel mondo o i numeri di diffusione del
solare fotovoltaico in Germania, Spagna, Giappone. Oppure
i risultati dell’eolico, che copre oggi una quota
sempre più consistente del fabbisogno elettrico
in diverse Regioni europee; o allo sviluppo che stanno
avendo i biocarburanti. Questi risultati sono stati
prodotti in pochi anni, dimostrano come oggi sia possibile
cambiare strada, perché ci sono tutte le condizioni
tecniche e di mercato. Un Paese dipendente dall’importazione
di fonti fossili come l’Italia può prendere
il meglio dalla rivoluzione tecnologica e energetica
in corso, per ridurre i propri consumi energetici e
le emissioni di CO2 evitando così di pagare le
multe previste dal Protocollo di Kyoto e senza essere
costretta a ricorrere ai provvedimenti adottati nel
Novembre 1973 dal Governo Rumor. Nessuna chiusura anticipata
di cinema e teatri, ristoranti o riduzione della illuminazione
pubblica, ma risparmio energetico a parità di
comfort, in case costruite con moderni obiettivi bioclimatici,
pannelli solari e moderne tecnologie di risparmio energetico.
Scommettere
sulle alternative al petrolio richiede di promuovere
la ricerca, l’innovazione; un’economia meno
“petrolio-dipendente” è un’economia
più moderna. Ridurre le emissioni di anidride
carbonica e realizzare gli obiettivi previsti dal Protocollo
di Kyoto rappresenta un primo ma indispensabile passo
per invertire la tendenza rispetto all'effetto serra.
Perché il processo di riscaldamento globale,
provocato soprattutto dai consumi crescenti di petrolio
e di altre fonti fossili, non è più soltanto
una minaccia ma sta già producendo effetti drammatici:
alluvioni e uragani si stanno ripetendo con una forza
e una cadenza senza precedenti e determinano modifiche
sempre più consistenti negli ecosistemi e nei
territori, anche per l’intreccio con la pressione
esercitata dall’uomo. Senza interventi di riduzione
delle emissioni di anidride carbonica, gli effetti dei
cambiamenti climatici andranno aumentando nel tempo,
con accelerazione dei processi di desertificazione e
abbandono delle colture mancanza di acqua, aumento dei
fenomeni climatici estremi.