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Bonifica Chimeco, tardano i fondi

Guidonia: il piano č pronto ma la Regione non l’ha ancora finanziato

Mercoledì 21 Dicembre 2005

Dopo otto mesi dalla gara bloccati i lavori di smantellamento dell’ex deposito di rifiuti tossici a Setteville

di ELENA CERAVOLO

Ad otto mesi dall'aggiudicazione della gara d'appalto non parte ancora la bonifica della “Chimeco”, l'ex deposito di rifiuti tossici che, abbandonato a sé stesso, da dieci anni preoccupa gli abitanti di Setteville di Guidonia: all'altezza del chilometro 18 della Tiburtina decine di silos e contenitori, molti danneggiati, continuano ad emanare un pesante tanfo, con il rischio concreto di contaminazione del terreno.
A mantenere sospeso l'inizio dei lavori ora è un ritardo della Regione, che ancora non ha erogato il finanziamento di un milione e 350 mila euro per smantellare il sito pericoloso. Contributi che si dovrebbero aggiungere a quelli già stanziati quest'anno dal Comune di Guidonia, per un importo di 500 mila euro. «Il problema è tutto burocratico - spiega il sindaco di Guidonia Filippo Lippiello -. Una prima gara d'appalto non era giunta a buon fine perché le ditte che si erano presentate non sono risultate poi in linea con i requisiti richiesti. Mentre si predisponeva la seconda gara sono scaduti i termini del finanziamento regionale. Ora siamo in attesa che quei fondi vengano tecnicamente sbloccati e riconvogliati verso l'obiettivo».
Un'attesa che si protrae da troppo tempo per il capogruppo della Margherita in consiglio comunale, Domenico De Vincenzi: «Abbiamo chiesto più volte un incontro sull'argomento all'assessore all'Ambiente Bonelli, una richiesta ad oggi inascoltata. D'altro canto esistono relazioni che denunciano la gravità del problema ed il rischio concreto di contaminazione del suolo. Non riusciamo a capire l'atteggiamento, visto che lo stesso Bonelli, quando era all'opposizione, sul caso Chimeco si è sempre dimostrato sensibile. Guidonia ha già fatto tutto ciò che poteva fare e ora questo ritardo rischia di vanificare tutta l'operazione».
Ma, una volta sbloccati quei fondi regionali, la vicenda Chimeco non sarà certo chiusa: questo primo appalto (per un totale di investimento di poco meno un milione e 850 mila euro, in considerazione del ribasso d'asta), riguarda la sola rimozione dei rifiuti e dei silos danneggiati dall'area incriminata. Altri fondi ed altri appalti dovranno essere messi in campo per arrivare alla bonifica effettiva. L'operazione, alla fine, potrà essere portata a termine con una spesa che varia tra i sette e gli otto milioni. Tutti soldi che ad oggi non sono di certo garantiti.
«La seconda fase - spiega l'assessore all'Ambiente, Arturo Giura -, una volta recuperate le risorse, riguarderà lo sbancamento di tutto ciò che sta al di sopra del terreno. Mentre sarà la terza fase a prevedere i carotaggi per stabilire il grado di infiltrazioni nel terreno di eventuali sostanze pericolose e per procedere alla bonifica. Un'operazione tutt’altro che semplice visto che andrà rimossa tutta la terra inquinata, per poi sostituirla con terra vegetale normale».
La storia della Chimeco, ufficialmente nata come impianto di smaltimento di rifiuti tossici, è iniziata 10 anni fa: all'epoca operai dell’azienda furono sorpresi a scaricare nell'Aniene sostanze pericolose. Dopo il sequestro dell’area da parte della magistratura, non è mai arrivata la bonifica.

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